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Eleonora C. Caruso Sono Eleonora. Sono una che scrive. Il resto è un effetto collaterale. (ノ◕ヮ◕)ノ*:・゚✧ Se necessitate di una bio in terza persona formale: Ha esordito con Comunque vada non importa (Indiana, 2012), celebrato dalla critica come uno dei migliori esordi degli anni Dieci. Per Mondadori ha pubblicato Le ferite originali (2018), diventato un fenomeno del booktok nel 2022, Tutto chiuso tranne il cielo (2019) e Doveva essere il nostro momento (2023). Ha scritto anche le serie a fumetti Simulacri per Sergio Bonelli Editore e Little Earthquakes per Editoriale Cosmo, e la graphic novel Sangue per Bao Publishing. Insegna scrittura all’Academy della Scuola Holden di Torino.
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BACKROOM
Quarta decade
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Eccovi all’ombra dell’ulivo più alto, lontani dalle voci degli altri. Lui ha sui trent’anni e sta ascoltando la musica dalle cuffie di un walkman. Un mix tape. Forse tuo, ma dovresti ascoltarlo per dirlo, le etichette scritte in biro si sono tutte staccate o cancellate. Fuori di qui è il ventunesimo secolo. Ha trent’anni. Avete. Be’, abbiamo. Qualcuno venticinque – non di meno – qualcun’altro quaranta – non di più –, ma qui abbiamo tutti trent’anni, perché è un’età che non vuol più dire niente, se non che si è vissuti finora. «Però non capisco perché parli così di te stesso» dice. «Così come? » «Come se non fossi umano». Ti metti a sedere, perché da sdraiato non riesci a guardarlo, e questo è l’ultimo momento. Poi l’Apocalisse che stiamo aspettando comincerà, e tu sai quello che accadrà dopo, ma non come ti sentirai quando sarà accaduto. Sai come ti senti insieme a lui da qualche giorno: su qualcosa che potrebbe reggere, come non reggere. «E parlo come se fossi cosa?» «Non lo so. Qualcosa di più. A volte di meno». «Sono entrambe la verità». Lui ride. Ti offre una sigaretta e come sempre accetti. «Piantala. Sei strano forte, ma sei un essere umano come tutti gli altri». «Convincimi».
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📄Blocco note — trama.txt [Comunque vada non importa]
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COMUNQUE VADA NON IMPORTA 220 pagine, ISBN 9788897404088, Indiana Editore Attualmente fuori catalogo. Darla vive arenata sul divano di casa, incollata al computer, esce solo per andare in fumetteria. Manga e cartoni giapponesi sono il suo universo, veri e propri oggetti salvifici, le uniche coordinate per lei valide. Tra Twitter, social network e battute al vetriolo, a ventidue anni si è asserragliata in un fortino apparentemente inespugnabile, chiudendo fuori un padre con cui non riesce a dialogare, il fratello Andrea che l’ha sempre messa in ombra, un’università che non ha nulla da offrirle. Ma quando Andrea si ammala gravemente, vittima dell’odio per se stesso, Darla è costretta a distogliere gli occhi dal monitor e a guardarsi intorno: scoprirà che il suo mondo non le basta più, e avrà bisogno di amare, di litigare, di fare spazio a chi, fino a quel momento, ha sempre respinto.
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📄Blocco note — incipit.txt [Comunque vada non importa]
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📄Blocco note — stampa.txt [Comunque vada non importa]
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✏️Blocco note — appunti.txt [Comunque vada non importa]
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📄Blocco note — trama.txt [Le ferite originali]
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LE FERITE ORIGINALI 352 pagine, ISBN 9788804685555, Mondadori Editore Amazon - IBS - Mondadori Siamo a Milano, negli anni di Expo. Dafne ha venticinque anni, studia medicina, è benestante, graziosa e giudiziosa, e ha un tale bisogno di essere amata da non voler capire che la sua relazione sta andando in pezzi. Davide è uno studente di ingegneria fisica al Politecnico, vive in periferia, ha la bellezza timida e inconsapevole di chi da bambino è stato grasso e preso in giro dai compagni di scuola. Dante ha quarant'anni, è un affascinante uomo d'affari, ricco e in apparenza senza scrupoli, capace di tenerezza soltanto con la figlia Diletta. Dafne, Davide e Dante non lo sanno, ma tutti e tre hanno in comune una cosa: stanno con lo stesso ragazzo. Si tratta di Christian: ex modello, bellissimo. Seduttivo, manipolatore, egocentrico, Christian ha in sé i mostri e la magia: è bipolare, e alterna picchi di irrefrenabile euforia a terrificanti abissi depressivi, trascinando nel suo mondo spezzato anche Julian, il fratello adolescente, per cui prova un affetto eccessivo, quasi soffocante. Christian catalizza e amplifica come un prisma i desideri di Dafne, Davide e Dante, e le vite di questi quattro personaggi finiscono per intessersi così fittamente che nemmeno al momento della verità - e alla caduta che ne consegue - riusciranno a slegarsi.
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📄Blocco note — incipit.txt [Le ferite originali]
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LE FERITE ORIGINALI È nel momento in cui il terapista prova a richiamare la sua attenzione, che Christian si accorge di non sapere cosa sta facendo. Non da minuti, né da ore, ma da giorni. A un certo punto le cose hanno semplicemente iniziato a succedere fuori da lui, e quello che ha fatto, se ha fatto qualcosa, è andato via come vanno le canzoni in sottofondo, pure quelle fighe, cioè indistintamente. È giugno e ha in mano un globo di neve. Dentro c’è il Duomo staccato dal fondo, riverso su un lato e coperto di neve brillante, un gigante marino un tempo maestoso che ora muore sul selciato. Il suo respiro di agonia rende opaca la plastica. Christian è convinto che in quell’oggetto si celi un messaggio per lui, magari il codice mancante nella sua programmazione, o il presagio del momento sublime in cui la sua testa, già gonfia al massimo sotto la scorza, esploderà in chicchi come una melagrana. In fondo chi altri comprerebbe un globo di neve in estate, se non lui? «Ho trovato questo in Paolo Sarpi, in un negozio di quelli che ci sono là, pieni di roba a caso. Sono entrato a comprarmi una birra, saranno state le tre, e l’ho visto lì.» «Le tre del mattino?» «Sì. Mi piace perché c’è il Duomo che va per i cazzi suoi.» Scuote la sfera e il Duomo fa una riservata piroetta nel liquido giallino e torbido. «Quindi non è tornato a casa?» «Manco il nome è giusto.» Passa il pollice sopra le lettere visibilmente scritte a mano: “MiVano”. Può essere un errore, oppure una L sbavata per sbaglio. «C’è pure la neve che luccica, guardi. Miglior acquisto di sempre. È troppo trash.» «È da molto che non dorme?» Christian si alza. Trascina i Dr. Martens da sedicenne fino a sotto la finestra, dove la luce diretta colpisce il globo e lo fa esplodere a spruzzo su tutta la stanza come un bukkake di fate. Le fate se le immagina uguali a suo fratello Julian, piccole e con gli occhi verdi enormi, inevitabili come disgrazie. «Le ho mai detto della mia cisti?» «Quale cisti?» Si tira su i capelli e posiziona il globo dove immagina risieda il cervelletto, ma se si girasse vedrebbe due cose, nel riflesso del vetro: il suo zigomo livido, che sta diventando giallo, e il profilo che secondo tutti ricorda quello di sua madre. «Ce l’ho da quand’ero bambino. È una di quelle con dentro le cellule di altri tessuti, non so se ha presente. È benigna, però è una rottura di cazzo, perché si riforma. La prima volta che l’ho tolta c’erano due denti avvolti nei capelli.» «E le fa impressione?» «No.» Lascia ricadere i capelli sul collo. Dovrebbe tornare a casa almeno per lavarli, pensa. Abbassa il globo e la stanza si spegne. «Pensavo solo: da uno che ha i denti nel cranio, sai cosa aspettarti. Ma dalla ragazza che sta per sei anni con uno che ha i denti nel cranio, che cosa devi aspettarti?»
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📄Blocco note — stampa.txt [Le ferite originali]
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✏️Blocco note — appunti.txt [Le ferite originali]
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📄Blocco note — trama.txt [Tutto chiuso tranne il cielo]
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TUTTO CHIUSO TRANNE IL CIELO 156 pagine, ISBN 9788804708018, Mondadori Editore Amazon - IBS - Mondadori Julian è un diciannovenne esile e pallido, la sua anima è azzurra come la sua chioma. Mangia pochissimo, ha sempre in mano il cellulare, ma sente e osserva ogni cosa. Abbraccia tutti, poi scappa. Se permettesse a qualcuno di toccarlo davvero si troverebbe a dover affrontare sentimenti dai quali ha preso una distanza di quasi 10.000 chilometri: quelli che separano Milano da Tokyo. Dopo un anno trascorso in Giappone è proprio a Milano, il luogo della sua ferita originale, che Julian sta tornando. Siamo all'inizio dell'estate, ad accoglierlo trova la desolazione della città oppressa dalla canicola e la vita annodata da cui era scappato: credeva che la realtà avesse smesso di fargli del male, invece si trova a dover realizzare che il suo rapporto con la realtà si era semplicemente interrotto. Si sente ancora prigioniero di un segreto a cui non riesce a dare un nome, come se fosse vittima di un maleficio – e forse a lanciarglielo è stato Christian, il suo splendido e sfuggente fratello maggiore. Julian si separa sempre di più dal proprio corpo, ma una fantasmagorica serie di incontri lo trascina in avanti quasi suo malgrado. C'è An, la sua migliore amica cinese, che da lui vorrebbe qualcosa di più che amicizia; Leo, il cassiere trentaduenne di un supermercato, disincantato come un saggio orientale e cinico in modo tutto occidentale; Cloro, una celebre youtuber che domina gli altri con disinvoltura, ma è fragile come una bambina; e poi Dante, il quarantenne dissacrante e commovente che lo accompagna nella riscoperta di sé. Julian dovrà ritrovare la sua voce e affrontare la difficoltà di comunicare emozioni complesse in un mondo in cui tutto è sempre più rapido e superficiale.
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📄Blocco note — incipit.txt [Tutto chiuso tranne il cielo]
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TUTTO CHIUSO TRANNE IL CIELO Realizza che poteva non tornare solo nel momento in cui un calore soffocante gli slumaca sulla faccia. Fino a poco fa aveva le ciglia fredde, ultracondizionate da tredici ore di bocchetto rotto in classe economy. Fino a poco fa era da nessuna parte, adesso è qui. Si accendono i telefoni e lo spazio stretto bippa tutto. Ha camminato così a lungo in quelle scarpe che la suola ha smesso di essere una suola, sente tutto: gli spifferi nei punti in cui la gomma si è scollata dal tessuto, la trama romboide del passaggio di metallo sotto ai piedi. Guarda fuori e il cielo è troppo vasto, la pista d’atterraggio colorata a grigio-bucket-tool di Photoshop. Dov’è il posto a cui dovrei fare ritorno? Dov’è la persona che dovrei amare? Julian ascolta la stessa canzone da un mese, cioè da quando hanno strappato dal suo fianco l’iPod Nano Terza Gen Azzurro appartenuto a suo fratello, un pomeriggio che correnti umane inarrestabili lo trascinavano fuori dal treno alla stazione di Shibuya. L’ha visto sgusciare nello spazio tra i binari e il suolo, designarsi insieme ad altri oggetti all’abbandono. Era rimasto accovacciato per un po’ a fissarlo, mentre sotto un cielo limpido la voce registrata ricordava ai passeggeri i loro ombrelli. Poteva piovere, in una giornata così calda? Sì, dal pomeriggio, senza pause. Gli ombrelli trasparenti riflettevano gli sciami ultravioletti delle luci nella notte di Shinjuku. Mancava un mese al suo rientro e già sentiva che le cose avevano iniziato a trasformarsi nell’Ultima Volta Che, dalla più grande alla più piccola e insignificante, una per una. L’Ultima Volta Che sarebbe andato a rinnovare il suo visto di studio, che avrebbe dato un esame, che avrebbe seguito una lezione, che avrebbe festeggiato un compleanno con i compagni di classe, che sarebbe sopravvissuto ai saldi al LaForet. Presto avrebbe mangiato l’ultimo onigiri del 7Eleven, avrebbe portato giù gli ultimi rifiuti combustibili, avrebbe bevuto in aeroporto l’ultima lattina di caffè. Probabilmente, quella era stata l’ultima volta che era andato al karaoke, e l’aveva sprecata senza cantare la parte di Jonghyun in Juliette. Riparato sotto la tendina di un videonoleggio di film porno aperto ventiquattro/sette, con solo le sigarette zuppe in tasca, Julian ripensava alle parole di Gamble, la canzone che Cloro stava cantando appena prima che lui fuggisse: Aisubeki hito wa doko ni imashú. Dov’è la persona che dovrei amare? Adesso la canzone abita nel cellulare. Se non la sta ascoltando gira con gli auricolari scollegati, e il filo spelacchiato per colpa dell’arrotolamento penzola di lato col suo braccio. Tra la musica e il silenzio cambia poco, a volte niente. L’italiano lo frastorna. Attraversa il duty free con gli occhi stretti dal rumore, lo zaino che lo tira tutto sulla destra. Negozi di abiti costosi, di profumi più o meno costosi, di dolci costosi, di dolci un po’ meno costosi... il Giappone è identico all’Italia, in questo: tutto cibo. A lui basta l’idea per dargli l’ansia, ma c’è gente – si ricorda – che non prova sentimenti per il cibo, mangia e basta. Davanti a un bar sente un odore di vaniglia. Si ferma ad annusarlo, senza rendersene conto, gli chiedono se è in fila e si spaventa. Arretrando sbatte contro un tavolino con lo zaino e fa schiantare una tazzina piena di caffè. Sul momento la gente va in trazione, poi capisce, si rilassa e rinfila il pensiero nel mazzo con gli altri: il numero del gate, il bagno più vicino, la carta d’identità nel passaporto, un attentato, la fine della vita, andremo a piedi o ci porterà l’autobus? speriamo a piedi, si fa prima. Julian si allontana dall’odore di vaniglia. Cammina all’indietro per riprendere con il telefono le impronte di caffè lasciate dalle Vans.
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📄Blocco note — stampa.txt [Tutto chiuso tranne il cielo]
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✏️Blocco note — appunti.txt [Tutto chiuso tranne il cielo]
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📄Blocco note — trama.txt [Doveva essere il nostro momento]
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DOVEVA ESSERE IL NOSTRO MOMENTO 396 pagine, ISBN 9788804761068, Mondadori Editore Amazon - IBS - Mondadori Una ragazza è seduta su una ruota di scorta bucata, in mezzo al nulla della campagna novarese. I suoi capelli, un tempo rosa zucchero filato, ora sono un garbuglio di colori improbabili. Pochi riconoscerebbero in lei Cloro, celebrità di internet con milioni di follower in tutto il mondo. Insieme a lei, a tentare di riparare un’auto che ha macinato migliaia di chilometri, c’è Leo, trentaquattrenne disilluso, che dalla vita non ha avuto nulla di ciò che si aspettava – e dire che non si aspettava molto. Soltanto uno come lui, senza niente da perdere, avrebbe accettato di partire da Milano alla volta dell’entroterra catanese per recuperare un amico finito in una presunta setta in cui si vive come negli anni Novanta. La setta esiste davvero, all’interno di una masseria abbandonata, ed è guidata da Zan, un uomo ambiguo e magnetico convinto di aver compreso la Verità dopo un lavoro da incubo come moderatore di una piattaforma. Leo rimane alla masseria per tre mesi, ma si accorge di Cloro solo quando lei gli chiede un passaggio per Milano. Inizia così il loro viaggio in auto dalla Sicilia alla Lombardia, sedici ore previste che si dilatano in cinque giorni, attraverso varie tappe in città e paesini dalle atmosfere sempre più surreali, perché l’Italia sta per entrare in lockdown. Leo e Cloro, che non potrebbero essere più diversi, durante il viaggio ricostruiscono le loro vite e le ragioni che li hanno portati alla masseria, discutono, si fraintendono, si allontanano e si avvicinano di nuovo, più simili di quanto entrambi siano disposti ad accettare.
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📄Blocco note — incipit.txt [Doveva essere il nostro momento]
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DOVEVA ESSERE IL NOSTRO MOMENTO Mentre osservava impotente la ruota posteriore dell’auto, squarciata al di là di qualsiasi riparazione, e la ruota di scorta bucata, che Cloro stava utilizzando come poltrona per non sedersi sull’asfalto di quella stradina senza qualità, Leo non poté non pensare che niente di tutto quello sarebbe successo se Simone, il suo razionale e inquadrato amico Simone, non fosse entrato in una setta. Li aveva avvertiti con un messaggio sulla chat di gruppo, dicendo che voleva andare di persona in Sicilia a vederla, perché sembrava perfetta per scriverci un articolo da proporre a “Vice”. Non si era aperto in merito al tipo di setta, “non voglio creare aspettative troppo alte”, aveva detto. Poi si era comprato un volo EasyJet con rocambolesco scalo a Parigi e nessuno era più riuscito a contattarlo. Due mesi dopo, si era fatto vivo lui con una lettera – una vera lettera, dentro una vera busta, consegnata da un vero postino –, in cui scriveva nella sua calligrafia tutta inclinata, da vecchio professore: io sto bene, ma rimango qui. Questo succedeva nove mesi prima. Perché Leo potesse tentare l’impresa di attraversare l’Italia in auto e riprenderselo, ci era voluta una colletta di cinque persone. La scelta era caduta su di lui perché in quel momento era disoccupato e perché gli era sempre piaciuto guidare. Avrebbe fatto il tassista, se quello delle licenze non fosse stato praticamente un baronato, o questo era quello che rispondeva a suo padre quando gli chiedeva: «Se ti piace guidare, allora perché non fai il tassista?». “Allora perché non fai…” era la domanda ricorrente di suo padre. La poneva ogni volta che Leo mostrava un timido interesse, una slavata inclinazione per qualcosa. Se cucinava un piatto di pasta senza sbuffare, allora perché non faceva il cuoco? Se aveva un libro aperto sotto il naso, allora perché non faceva lo scrittore? Una volta, quando ancora vivevano insieme, era entrato nella sua stanza con un’espressione trionfante, come se avesse appena risolto il conflitto israelo-palestinese: «Visto che ti piacciono i film, perché non fai quello che scrive le trame dietro ai dvd?». Leo era partito restando d’accordo con Max, il ragazzo di Simone, che lo avrebbe chiamato appena si fossero incontrati. Invece, anche Leo era sparito per tre mesi. E come se non bastasse, ora non stava tornando con Simone, bensì con la sconosciuta più famosa del mondo, morta – probabilmente assassinata, dicevano – da cinque giorni: la celebrità di internet Clorofrilla, detta Cloro. Un elemento umano di genere femminile composto al settanta percento da surrealtà. Dopo aver osservato la ruota per un periodo di tempo abbastanza lungo da essere sicuro che non si sarebbe aggiustata da sola, Leo decretò: «Questo è un problema». Cloro, tranquilla come la rugiada, fece spallucce. «Guarda il lato positivo. Se tanto ci ammaliamo e moriamo tutti, che ti cambia?» Lo disse senza neanche distogliere lo sguardo dal suo Tamagotchi. Con gli occhiali da sole brillanti di Swarovski sulla testa, a mo’ di corona, e il sedere incastrato nella ruota di scorta sgonfia, simile a un trono, sembrava una specie di regina della discarica. In effetti, pensò Leo, forse era proprio così. Forse il mondo come lo conoscevano stava davvero finendo e forse, nel giro di sei mesi, solo l’un percento di miliardari che avevano potuto permettersi un razzo per Marte sarebbero stati vivi, quindi perché lui non avrebbe dovuto sentirsi bene? Nel grande schema delle cose, Leo non contava niente: e questa era un’ottima notizia. Si lasciò scivolare dai talloni sull’asfalto e si accese una sigaretta. Cloro canticchiava Bette Davis Eyes, la sua figura incurvata sul Tamagotchi si rifletteva sulla portiera graffiata dell’auto. I suoi capelli erano ancora bruciati dalla tinta con cui aveva provato a coprire il colore per cui tutti la riconoscevano – rosa confetto – con pessimi risultati. Ora la sua testa era un po’ viola, un po’ arancione, un po’ verde, e questo, insieme agli occhi enormi troppo distanti tra loro e perennemente arrossati, le conferiva l’aspetto di un’aliena. Cloro non era una bellezza eccezionale, non del tipo che immaginerebbe l’uomo della strada pensando a una ragazza famosa su internet, eppure dovevi guardarla. Non riuscivi a distogliere l’attenzione da lei, come da certi film: volevi vedere come sarebbe andata a finire. Leo si appoggiò alla portiera. Cloro, che mimava sempre le persone intorno a sé, fece altrettanto. Il cielo era vasto, carico di pioggia, e si sentivano le sirene delle ambulanze che sfrecciavano lungo la strada provinciale, da qualche parte oltre le risaie. Lui fumò, lei cantò.
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📄Blocco note — trama.txt [Little Earthquakes]
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LITTLE EARTHQUAKES Volume 1. 112 pagine, ISBN 9788892971936, Editoriale Cosmo. Volume 2. 112 pagine, ISBN 9788892973947, Editoriale Cosmo. Amazon - IBS - Editoriale Cosmo Ryan è un musicista dilettante e disincantato il cui unico vero talento è innamorarsi di praticamente ogni ragazzo su cui posa gli occhi, compreso Dustin, di cui non sa assolutamente nulla.
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📄Blocco note — incipit.txt [Little Earthquakes]
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📄Blocco note — trama.txt [Simulacri]
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📄Blocco note — incipit.txt [Simulacri]
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📄Blocco note — stampa.txt [Simulacri]
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📄Blocco note — trama.txt [Nerdopoli]
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📄Blocco note — trama.txt [Sangue]
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🖥️ Il mio computer
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6 oggettiDisco locale (C:)847 MB liberi su 2,0 GB
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@ECHO OFF SET PATH=C:\WINDOWS;C:\WINDOWS\SYSTEM SET TEMP=C:\TEMP SET LIBRI=C:\LIBRI PROMPT $P$G REM -- Backroom Launch System v1.0 -- REM -- Eleonora C. Caruso, 1995 -- LOADHIGH C:\LIBRI\BACKROOM.EXE
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DEVICE=C:\WINDOWS\HIMEM.SYS DEVICE=C:\WINDOWS\EMM386.EXE NOEMS DOS=HIGH,UMB FILES=99 BUFFERS=30 REM STACKS=9,256 REM -- Sistema configurato per Backroom -- REM -- Non modificare senza autorizzazione --
📁 Bonus — C:\Bonus
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C:\Bonus
🔒dedica_segreta.txt
🔒primo_capitolo.txt
🔒playlist_libro.txt
🔒ringraziamenti.txt
4 oggetti★ Contenuti esclusivi
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DEDICA — versione originale (mai pubblicata) A chi entra in una stanza e non sa se uscirà la stessa persona. A chi ha trovato una porta chiusa e ha bussato lo stesso. A chi legge queste righe e sente che sono scritte per loro. Perché lo sono. — E.C.C. [Da compilare con la dedica reale]
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BACKROOM — Capitolo 1 (anteprima) La porta era lì da sempre. O almeno, così sembrava. Nessuno del palazzo sapeva dire con certezza quando fosse comparsa, nell'angolo del corridoio tra il secondo e il terzo piano, dove prima c'era solo un muro grigio e uno sfiatatoio. Eppure eccola. Legno scuro. Maniglia in ottone opaco. Nessun nome. Nessun numero. [Inserire testo del primo capitolo]
📄Blocco note — playlist_libro.txt
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PLAYLIST DI BACKROOM (la musica che l'autrice ascoltava scrivendo) 01. [Titolo canzone] — [Artista] 02. [Titolo canzone] — [Artista] 03. [Titolo canzone] — [Artista] 04. [Titolo canzone] — [Artista] 05. [Titolo canzone] — [Artista] 06. [Titolo canzone] — [Artista] 07. [Titolo canzone] — [Artista] 08. [Titolo canzone] — [Artista] [Da compilare con la playlist reale] "La musica giusta apre le stanze giuste." — E.C.C.
📄Blocco note — ringraziamenti.txt
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RINGRAZIAMENTI — versione estesa Grazie a chi ha letto le prime bozze e non ha mentito. Grazie a chi ha mentito ma con gentilezza. Grazie all'editor che ha capito prima di me cosa stavo scrivendo. Grazie a voi, lettori, che siete entrati in questa stanza. [Da completare con i ringraziamenti reali] — E.C.C.
💣 Campo Minato
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010
000
📡 Connessione remota — 56k
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FileConnessione?
Connessione a: Internet 56k
Numero: 0800-BACKROOM
Pronto.
In attesa
Disconnesso
🗑️Cestino
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Cestino
idee_scartate.txt
~tmp_bozza.txt
capitolo_eliminato.txt
3 oggetti
📄Blocco note — idee_scartate.txt
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IDEE SCARTATE per il lancio di Backroom (cestinate il 03/06/1995) - Titolo alternativo: "La stanza di fondo" → no, perde il gioco con l'inglese - Copertina versione 1: tutta nera → "troppo dark" (era bellissima) - Idea evento: presentazione in una vera backroom → nessuno sapeva trovarla - Gadget: mappa stampata su carta invecchiata → costi troppo alti - Questo sistema Windows 95 per il sito → aspetta, questa è RIMASTA 💡 [fine file]
📄Blocco note — ~tmp_bozza.txt
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--- BOZZA AUTOMATICA --- (salvata prima del crash di ieri) C'era una stanza. Non avrebbe dovuto essere lì. Eppure eccola: porta marrone, maniglia [ERRORE: file danneggiato — scrittura interrotta] [blocco 0x00FF → 0x01A2: dati corrotti] ....%%%###@@@!!!.... Prova a recuperare il file con ScanDisk.
📄Blocco note — capitolo_eliminato.txt
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CAPITOLO 7 — VERSIONE ELIMINATA (tagliato in sede di revisione) Quando Marco aprì la porta non si aspettava di trovare un'altra porta. E poi un'altra ancora. E poi... [La redazione ha chiesto di tagliare questa parte: "troppo meta, confonde il lettore"] L'autrice non era d'accordo. Il lettore decida. — E.C.C.
✉️ Outlook Express — message.eml
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FileModificaVisualizzaMessaggio?
Da: z@██████
A: ██████████████
Oggetto: casini
Data: ████████████████████
ciao solo per dirti che sto cancellando una persona. non dovrebbe toccarti, ma non ne sono sicuro perché la situazione è anomala, quindi ti dico al volo. potrebbero verificarsi due tipi di incidenti: 1) B_L2020.zip: se trovi questo file NON TOCCARLO!! E' UNA ZIP BOMB!! per ora non si può rimuovere e se la metti in quarantena rispawna in /dir a caso. sto comprimendo lì i ricordi. 2) c'è un processo attivo in background che non fa più riferimento a nessun file (inode), perché è stato eliminato dal sistema. il processo è attivo perché non lo sa. non spaventarti, non è una persona. non chiuderlo. 3) ignora le voci da fuori. grazie ps: ora tutti ammettono che "adore" è stato colpevolmente sottovalutato
1 messaggiomessage.eml
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